Cuminum

Pubblicato il 03/08/2017

Cuminum , questo è il nome botanico della pianta da dove prendono origine i pregiati semi. E’ una spezia, come si evince dall'articolo del nutrizionista e naturopata Roma, dall’aspetto molto dimesso, passa quasi inosservata, semini marroncini un po’ smorti, non piacevole al tatto e un po’ troppo oleoso e se vogliamo parlare del sapore tal quale, risulta amaro e con quel non so che di stantio, con un odore che ricorda il pino vecchio ammuffito.

Ma quando questa spezia entra in pentola, subisce una trasformazione come quella di Cenerentola, l’odore diventa pungente e l’amaro si ammorbidisce trasformandosi in un aroma ricco e singolare, che riporta alla mente il profumo di una taverna messicana, conferendo al cibo una inebriante vivacità. L’aroma del cumino non è paragonabile a niente altro, poiché è ricco di una sostanza denominata “cuminaldeide” una molecola con proprietà medicinali estremamente attive.
Il nutrizionista e naturopata Roma affronta differenti problemi come il diabete, che è una patologia, caratterizzata da livelli cronicamente elevati di glucosio nel sangue. Tale “inondazione “ danneggia i vasi sanguigni di tutto l’organismo contribuendo ad aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, cecità e patologie renali. Nell’ambito di un lavoro scientifico condotto in India su animali di laboratorio affetti da diabete di tipo 2, trattati una parte con cumino e una parte con gli benclamide (un farmaco ad azione ipoglicemizzante) si è visto che entrami riducevano i livelli di colesterolo e trigliceridi ( tipicamente alti nei diabetici) e che entrambi i gruppi trattati registravano un calo significativo della glicemia (emoglobina glicosilata). Alla fine del lavoro i ricercatori hanno concluso sulla rivista Pharmacological Research che l’integrazione di cumino si è rivelata più efficace della glibenclamide nel trattamento del diabete mellito.

Inoltre le persone affette da diabete presentano una percentuale di rischio superione al 60% di sviluppare cataratta, vale a dire l’opacizzazione del cristallino, che offusca la visione. Uno studio condotto sempre in India sua tale problematica ha evidenziato che la somministrazione di cumino in polvere in ratti diabetici ritardava la progressione della comparsa della cataratta. E’ stato inoltre evidenziato dagli scienziati dell’Istituto Nazionale di Nutrizione Indiano che il cumino, insieme alla cannella, pepe nero e tè verde, riducono dal 40% al 90% la formazione di prodotti finali di glicazione avanzata, che sono i fattori che scatenano le complicanze del diabete.
Il cumino è stato anche studiato per la protezione delle ossa, per la sua particolarità di contenere, come le proteine della soia, i fitoestrogeni, capaci di arrestare la perdita di minerali all’interno delle ossa. Da studi clinici condotti è risultato che l’effetto osteoprotettivo della spezia era paragonabile a quello di un ormone denominato estradiolo, comunemente usato in questa patologia, fino a quando la scienza ha scoperto che incrementava cardiopatie e tumori mammari.
Pertanto a conclusione dei lavori svolti, gli esperti hanno dichiarato che il cumino può contribuire ad arrestare la perdita ossea nelle donne in menopausa, indicando anche la spezia un candidato potenziale nello sviluppo di nuovi approcci fitoterapici.
In fitoterapia è utilizzato in associazione con altre spezie per combattere flatulenza e irritazione intestinale; da segnalare infine, che gli olii essenziali volatili all’interno della spezia e il ricco contenuto di vitamine C ed A lo rendono un potente agente antiossidante e una efficace arma contro il cancro; infatti studi condotti su animali hanno evidenziato che previene la formazione di tumori del colon in ratti nutriti con sostanze cancerogene, riduce il rischio
Sicuramente una spezia da riscoprire alla luce di quanto sappiamo in più oggi rispetto al passato , per la nostra salute e quella dei nostri cari.