Liquirizia

Pubblicato il 21/07/2017

Aneddoti alimentari che spesso evidenziano le peculiarità di un prodotto come evidenziato dal nutrizionista e naturopata Roma è la liquirizia. 

Anche le civiltà dei romani e dei greci conoscevano le proprietà di questa pianta, tanto che medici illustri come Galeno, Celso, Teofrasto ed Ippocrate la prescrivevano come rimedio per la cura della tosse, nelle coliche renali ed epatiche, nei bruciori di stomaco ed anche come pomata per medicare le ferite. Appartiene alla famiglia delle Papilionaceae e la parte utilizzata in fitoterapia è il rizoma essiccato “radice”. I principi attivi del fitocomplesso sono, saponine triterpeniche, polifenoli, flavonoidi (quercetolo), fitosteroli, cumarine , acido glabrico e asparagina, mentre il suo utilizzo principale trova applicazione nella attività terapeutica gastrointestinale, come protezione gastrica, antiacida e cicatrizzante, antispastica leggermente lassativa, batteriostatica, balsamica espettorante, antitosse, cardiotonica e inoltre possiede una spiccata azione antinfiammatoria simile al cortisone e per questa sua caratteristica viene spesso messa nelle formulazioni di pomate per disinfiammare eczemi, ferite, escoriazioni ecc. ecc. Le indicazioni cliniche sono: gastropatie acute e croniche, ulcere peptiche, stipsi, bronchite cronica catarrale, broncopatie asmatiformi, astenia e ipotensione. Il principio attivo più importante è la glicirrizzina , (un triterpene glucosidico), la quale viene idrolizzata parzialmente ad acido glicirretico che, insieme ai flavonoidi presenti nella radice, è responsabile dell’azione citoprotettiva gastrica oltre all’azione cicatrizzante e antiulcerosa. L’attività antinfiammatoria della liquirizia, è conseguente al potenziamento dell’attività corticosteroidea, per interferenza con il catabolismo del cortisolo. Questo meccanismo di azione, responsabile in parte della sua elevata azione terapeutica è anche responsabile del suo limite di utilizzo, poichè l’aumento del cortisolo a livello renale fa aumentare l’attività mineralcorticoide, con perdita di potassio e ritensione di sodio ed acqua, pertanto non la rendono utilizzabile in patologie quali: cardiopatie ipertensive, ipertensione arteriosa, ipopotassiemia (aritmia cardiaca e astenia), epatopatia cirrogena (ipertensione portale), ridotta funzionalità cardiaca e/o renale. Inoltre è da evitare negli stati di gravidanza, tanto che, ad alte dosi può favorire la nascita di bambini prematuri, nell’allattamento, in pediatria e l’uso in concomitanza con diuretici. La radice della pianta, usata utilizzata nel modo giusto, è un rimedio naturale fantastico, per tutte le persone con problemi gastroduodenali ed è inoltre indicata per tutte quelle persone che soffrono di ipotensione arteriosa. Per ulteriori informazioni consulta le notizie del blog del nutrizionista e naturopata Roma.